il mio primo viaggio in Giappone – La mammma

Poter essere a stretto contatto con una vera famiglia giapponese era una delle cose che mi affascinava di più in quel viaggio. Non amo fare il turista, quello che nel viaggio esige tutte le comodità e le abitudini del proprio paese, ma nello stesso tempo pretende di essere a stretto contatto con la cultura che va ad incontrare. Mi piace pensare poco in quei momenti e vivere con semplicità tutto quello che vado ad incontrare e se lo fai veramente l’esperienza del viaggio la porterai sempre dietro con te.

Era l’agosto del 2003 e la famiglia di Hiromi non l’avevo ancora incontrata, del Giappone non sapevo assolutamente nulla e pochissimo delle sue usanze e a momenti avrei dovuto incontrare la mamma…

La mamma di Hiromi è nata subito dopo la guerra, quindi ha vissuto l’inizio della famigerata emancipazione femminile giapponese di quegli anni e di conseguenza si è trovata in mezzo tra il divario delle due generazioni: quella precedente rigidissima della nonna di Hiromi e quella che stava avanzando rapidamente “pieno di occidente” degli anni dello sviluppo economico giapponese. Era come avere tra le mani il vestito più bello e non poterlo indossare; il desiderio di vivere la libertà e di crearsi una propria vita come possono sognare le ragazzine di tutto il mondo, ma invece di non poterlo fare per tener botta a tutti gli obblighi che quella società molto rigida ti imponeva. Oltretutto il peso di crescere da sola una famiglia e vivere davvero tutte le problematiche imprevedibili che ne derivava, con i mariti troppo impegnati all’amor comune per lo sviluppo della patria, magari dedicandosi per tante ore  con ossessione meticolosa alla routine di un piccolo ufficio. Questo ha generato in lei un carattere molto forte e duro ma nello stesso tempo anche fragile, probabilmente dovuto all’amaro in bocca per il sacrificio fatto durante gli anni della sua gioventù, anche se ripagato impareggiabilmente dalla famiglia che è riuscita a costruire con le proprio forze.

Se vai a fare un viaggetto in Giappone la prima cosa a cui devi essere preparato è mangiare il pesce crudo. Gli esperti dicono che nel pesce crudo ci sono dei batteri che il tuo corpo, prima di poter assimilare correttamente, deve generare gli anticorpi adatti, altrimenti rischi di passare un po’ di ore in bagno… Ovviamente io non avevo mai avuto la necessità di mangiare pesce crudo e men che meno sapevo degli effetti indesiderati della “prima volta”.

Il “caso” vuole che la mamma di Hiromi proprio per il giorno del mio arrivo, aveva un impegno a Tokyo. Giustamente voleva vedere con che tipaccio si fosse cacciata la cara figliola. Così la mamma di Hiromi si presenta a casa naturalmente con un bel vassoio di sashimi e sushi. In Italia, non andava ancora così di moda il cibo giapponese, quindi per me era una novità assoluta. Così dopo le presentazioni del caso, tra un po’ di impaccio con le bacchettine e un po’ di stordimento dovuto al Wasabi (piccante salsa verde)  per non sembrare scortese non mi son fatto tante domande e con la mia consueta voracità, sotto lo sguardo attonito di Hiromi e sua mamma, mi sono spazzato tutto il pesce possibile.

Sta di fatto che la prima fantastica notte in Giappone con Hiromi me la sono passata sul cesso …. (però aiutato dal fuso)

Inizialmente non credo che la mamma di Hiromi fosse molto d’accordo che sua figlia avesse un fidanzato non giapponese, forse era una sensazione mia, ma ogni tanto mi sembrava di avvertire degli sguardi inquietanti. Sta di fatto che alla prima visita nelle loro abitazione – in un paese vicino ad Hiroshima – a cena con tutta la famiglia presente, in un colloquio di cortesia sulle cose che volevo mangiare mi chiede di sorpresa:

“non vorrai mettere mica incinta mia figlia?!”

Tra l’imbarazzo generale, non avendo possibilità di fuggire, mi sono nascosto sotto la tovaglia…

Iniziamo bene pensai… avrei dovuto capire tante cose … ma in quei momenti non ero troppo sveglio 😉

ps. dopo così tanto tempo ho postato!!!!! e vai! bella sensazione … 🙂

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7 risposte a il mio primo viaggio in Giappone – La mammma

  1. Guido ha detto:

    Ciao Teo, felicissimo di rileggerti 🙂
    Ma il finale del post sotto intende a qualcosa? 😀

  2. Teo ha detto:

    Eh eh niente di tragico … solo che in quel periodo venivo “ramazzato” abbastanza facilmente, ora almeno me ne rendo conto 🙂

  3. Ivan ha detto:

    Comodo eh! Continui un post dopo piu’ di due anni, come se niente fosse senza neanche chiedere scusa.
    Comunque col Milan di adesso avrai piu’ tempo per il blog la domenica.
    Hai tu scrupolosamente letto come da me prescritto Shogun? Guarda che ti interrogo la prossima volta che ti becco.
    Ivan
    P.S. Grazie per Asimov.
    P.P.S. Capisco tu sia rimasto traumatizzato al: “non vorrai mettere mica in cinta mia figlia?!” ma credo che adesso che siete legittimamente maritati puoi procede. La legge lo consente. Mi piacerebbe sapere ad una frase cosi che faccia hanno fatto i presenti. Se l’aspettavano o ha colto anche loro di sorpresa? Comunque in che lingua e’ stata pronunciata? Non mi dire l’ha detto in giapponese e Hiromi ha dovuto tradurre.

    • Teo ha detto:

      Ivan!!!
      Shogun STREPITOSO
      avevi proprio ragione (per una volta tanto eh eh)

      Sua mamma parla tranquillamente inglese, è suo papà che non capisce una mazza, ma in quel momento nonostante si parlasse in inglese se la rideva…. mi sa tanto che era premeditata la cosa 😉

  4. Samurai73 ha detto:

    Bentornato….:)

  5. Düsseldorfer ha detto:

    Ciao Teo …chissà se ti ricordi ancora di me! 🙂

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