La Regola

Ora vi racconterò qualcosa che è accaduto in ufficio. Voglio però precisare che non c’è nessun sarcasmo o mancanza di rispetto verso l’azienda per la quale lavoro.

Voglio semplicemente raccontare, possibilmente anche in modo divertente, le differenze culturali tra i due paesi. E questo, per pur banale che sia, ci fa rendere conto quanto, in certe cose, sono distanti le nostre culture.

 

Due volte al mese, nell’ufficio dove lavoro, c’è una riunione seguita da una mangiata (e bevuta) colossale tra tutti i dipendenti dell’azienda. Tutti i colleghi esterni si recano in ufficio per sentire tutte le informazioni che i nostri capi hanno da comunicarci.

Io naturalmente, non riesco ancora a comprendere ciò che si dice, ma da poco ho la fortuna di aver conosciuto un collega molto gentile che mi traduce tutto ciò che si dice nelle riunioni.

Il capo parla. Tutti sono serissimi e ascoltano molto attentamente. Io come al solito cerco di immedesimarmi per avere la medesima espressione facciale dei miei colleghi.

Intanto il mio collega traduce: ” si è definita la regola di come è necessario “chiamarsi” tra colleghi. Dalle ore 9 alle 17:30 ci si deve chiamare rispettosamente con il cognome seguito da San (come si è sempre fatto). Mentre nelle ore libere si deve cercare di usare un atteggiamento più confidenziale chiamandosi possibilmente con il rispettivo nickname, per creare una maggiore confidenza tra di noi.” (io la descrivo così, ma dal vivo sarà durata almeno 10 minuti).

Mentre traduceva io cercavo di mantenere la medesima espressione di serietà, acconsentendo come se fosse qualcosa di estremo interesse. A dire la verità l’interesse c’era eccome. Per tre volte hanno dovuto ripetermelo perché in quel momento non potevo credere che alla base di 15 giorni di riunioni c’era un problema come questo.

Sicuramente nelle riunioni si è parlato anche di altro. Ma ricordo che in una di queste famose cene, per tutta la sera i vari capi (o responsabili) hanno continuato a discutere ANIMATAMENTE su questo argomento. In quel momento non ci ho fatto tanto caso, perché pensavo fosse una delle tante discussione futili (come capita spesso anche in Italia), pilotate da una buona dose di tasso alcolico.

C’è da dire che di questa regola l’azienda dove lavoro non ne aveva assolutamente bisogno. A mio parere c’è già una situazione come questa. Però per loro credo sia importante DEFINIRE che sia così.

In Italia forse abbiamo il problema opposto. A volte la confidenza che si crea tra colleghi per alcuni è esagerata e sicuramente ci saranno state riunioni per cercare di ridimensionare questo atteggiamento.

Ps. raga grazie a tutti per le tantissime visite. Veramente non so che dire. Ore su google basta che scrivete “Teo” per trovarmi. Sono ancora un po’ indietro, ma bisogna spodestare “quel simpaticone” di mammucari… 😉

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11 risposte a La Regola

  1. Morena ha detto:

    Non c’entra niente con quello che hai scritto ma devo dirtelo…
    Il 14 febbraio saro’ a Tokyo!!!

  2. tiziana ha detto:

    in Italia se non fai parte del “branco” in azienda ti senti quasi un escluso… altro che formalità tra colleghi! Per non parlare degli eventi sociali “extra-lavoro”…. se non partecipi ti presenti il lunedì mattina e tutti ti guardano di sbieco per aver snobbato l’ennesima cena.. ehehehe ci vuole partecipazione alla vita di famiglia! un saluto Teo, a presto.

  3. by sere ha detto:

    there is very important question Teo San..

  4. Teo ha detto:

    Morena, Bellissima notizia!!!!
    per quanto tempo ti fermi?
    stai qualche giorno a Tokyo o parti subito per Hokkaido?

    Tiziana, si è vero in italia in molti ambienti se non fai parte del branco (concetto che ho sempre odiato sin da quando avevo 1 anno) rischi di venire emarginato non solo nell’ambiente lavorativo.
    Personalmente sarò stato fortunato di avere spesso incontrato persone intelligenti che hanno accettato il mio modo di vivere un po’ strampalato senza farmelo pesare eccessivamente.

  5. Morena ha detto:

    x Teo:
    Gia’,e’ bellissimo(^__^)
    Purtroppo potro’ fermarmi solo qualche giorno a Tokyo…mannaggia ai soldini!!!
    Mi tocca andare quasi subito nel freddo Hokkaido(>_

  6. lele ha detto:

    Scusa Teo San…
    ma dop queste “mega ed imperdibile riunione”… dopo lavorate anche!?!?!?
    o è un continuo susseguirsi di:
    “…salute a te “young san”…. sai!, noi italiani non facciamo neanche quello!

  7. Teo ha detto:

    Morena, cerchiamo di rimanere in contatto! C’è pure tuo marito? se Hiromi è libera possiamo anche andare tutti insieme a mangiare qualcosa, se vi va

    lele: la mattina quando si torna in ufficio è davvero dura….

  8. lele ha detto:

    anche qui in italia!!!… dovunque tu possa essere! “the work item” is the same!…

  9. Morena ha detto:

    Sì,c’e’ anche mio marito.
    Se sara’ possibile incontrarci sarebbe bello!

  10. Sciura Pina ha detto:

    Nella scuola dove lavoro spesso si fanno riunioni per definire accuratamente delle procedure anche più peregrine di queste.
    P.S. Anche noi, qualche volta, abbiamo bisogno dell’interprete 🙂
    Sciura Pina

  11. Teo ha detto:

    allora Morena io ed Hiromi rimaniamo in attesa dei tuoi sviluppi!

    Sciura Pina buon giorno!
    Grazie mille per la visita!
    interprete? immagino cosa significa 🙂
    E’ vero, in italia ci sono lingue molto piu’ complicate del giapponese…(ed io ho il coraggio di lamentarmi!mah!)

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