I 47 Ronin di Sengakuji

Dopo una serata al Kabuki (teatro giapponese) mi sono appassionato alla storia famosissima dei 47 ronin, dove con tutta probabilità ho iniziato a comprendere meglio da dove arrivassero certi valori della cultura giapponese.

Come ho scritto nel precedente post, Sengakuji (il luogo dove vivo) è molto famoso per i Samurai.

In particolare c’è una storia bellissima che viene spesso rappresentata nel teatro giapponese (Kabuki).
E’ la storia dei 47 ronin, Samurai rimasti senza padrone.
Infatti il termine “ronin” era utilizzato per indicare quei Samurai che non avevano più un luogo dove stare, un terreno da difendere, un padrone da ascoltare. Era un termine dispregiativo, una vera iettatura visto che questi poveracci da essere guerrieri importantissimi (con anche possedimenti terrieri da gestire), diventavano nullatenenti abbandonati a loro stessi.
Ma per quale motivo finivano così in disgrazia? Con la storia dei 47 ronin forse riusciamo a capirlo.

Questione d’onore
Tutto iniziò con il loro signore, Asano, che per difendere il proprio onore, ferì un importante nobile dopo essere stato gravemente deriso e oltraggiato davanti allo Shogun (capo del Giappone).
Purtroppo per lui, aver avuto un atteggiamento di violenza davanti allo Shogun, era un atto gravissimo e per questo motivo fu costretto, senza attenuanti, ad uccidersi praticando il seppuku per aver violato le regole di corte.
Perchè si è ucciso? In ogni caso sarebbe stato giustiziato. Il seppuku
(noi volgarmente lo chiamiamo Harakiri) gli permetteva di mantenere il proprio onore intatto anche dopo la morte. L’onore per i Samurai era l’essenza della vita stessa.

Ronin: gli uomini onda
Ritornando alla storia dei 47 ronin, dopo la morte di Asano furono confiscati tutti i suoi possedimenti e così anche la sua famiglia, che era molto ricca, finì in rovina.
Ecco che i Samurai diventano ronin proprio perché non avevano più il loro padrone e di conseguenza non avevano neanche il loro clan di appartenenza.
Altra domanda che mi salta subito in mente: visto che erano dei guerrieri così valorosi, perchè invece di rimanere dei ronin non si mettevano a disposizione di qualche altro clan?
Ovvio pensare che anche in questo caso era fondamentale mantenere l’integrità del proprio onore. Con tutta probabilità il doversi sottomettere ad un altro padrone significava dimostrare una sconfitta e guai per un Samurai, meglio la morte!

La strategia
Il nobile, che aveva causato la reazione di Asano e la conseguente morte, sentendo puzza di bruciato sapeva che poteva andare incontro ad una rappresaglia, così decise di mettere una folta squadra di espertissimi guerrieri a difenderlo. E qui la storia diventa interessante.

I Samurai di Asano meditarono vendetta, in particolare Oishi Kuranosuke (il Samurai più rappresentativo del clan), che aveva in mente un piano molto originale.

La sua idea era di non attaccare subito il nobile. D’accordo mantenere l’onore ma gettare via le vite dei suoi valorosi guerrieri in un attacco suicida non era sensato, oltretutto dovevano essere sicuri di vendicare il loro padrone. Così scelsero una strada sorprendete (anche per un samurai), finsero di essere completamente disinteressati ad ogni tipo di attacco dedicandosi ad altre attività che non avevano nulla a che fare con la vita dei guerrieri. Sopratutto lui che lo possiamo definire una specie di generale degli altri ex samurai (quindi il guerriero più importante), abbandonò la famiglia e si dedico incredibilmente ad una vita mondana, diventando mezzo ubriacone e trovandosi spesso in compagnia di prostitute. Tralasciando quindi la vita prestigiosa e onorevole che gli apparteneva. Addirittura la gente e altri guerrieri lo deridevano da come si era conciato (altro che giapponese, questo deve aver frequentato qualche scuola napoletana!).

Fu talmente convincente che gli stessi ronin, pur sapendo del piano, rimasero scioccati da come si era ridotto. In fondo era sempre un importante guerriero anche se aveva perso il suo status di Samurai e pensando fosse impazzito, incominciarono a temere che la loro vendetta non venisse più portata a termine.
“Se vuoi la sicurezza di essere convincente con il tuo peggior nemico, prima di tutto lo devi essere con chi ti sta più vicino e ti conosce bene.”. Potrebbe essere proprio questo ciò che ha pensato Oishi.

Un anno (quanta pazienza!) durò questa messa in scena. Sino a quando il momento di consumare la vendetta arrivò.
Infatti il nobile (un vero avaraccio) appena vide che la situazione era apparentemente tranquilla, decise di licenziare gran parte dei suoi terribili guerrieri, visto che a suo parere il pericolo era ormai scampato. Errore fatale. Proprio ciò che Oishi stava aspettando.

Vendetta in un lampo
In una sola notte l’apparente ubriacone Oishi riunì tutti i 47 ronin. Il momento piu’ importante era arrivato.
L’attacco fu tanto immediato quanto letale. Il nobile, che era inadeguatamente protetto, fu catturato ed ucciso in un batter d’occhio. In un primo momento gli avevano offerto anche di morire praticando a sua volta il seppuku, ma questo con tutta probabilità se la faceva addosso, così venne giustiziato sul posto da Oishi con la stessa spada che Asano utilizzò per uccidersi.
La vendetta era stata portata a termine in un lampo e neppure uno dei ronin fu ferito gravemente.

Purtroppo I ronin sapevano che sarebbero comunque andati incontro alla morte. La legge di quei tempi era chiara sulle vendette personali.
Nel caso di condanna, era possibile che anche loro, come il loro padrone, dovessero praticare il rito del seppuku per mantenere intatto l’importantissimo onore.

Si riunirono nel tempio vicino a casa mia ed aspettarono la sentenza. Nonostante tutta l’opinione pubblica fosse dalla loro parte (erano visti come degli eroi, probabilmente il nobile non era tanto simpatico a molti!) , la sentenza fu impietosa. Il rito del seppuku doveva avere inizio.
I Samurai si uccisero in tre luoghi differenti. Uno dei quali nell’attuale ambasciata italiana! (notizione carpito pochi giorni fa da uno dei commercianti che vive attualmente vicino al tempio)

I 47 ronin diventarono eroi per aver sacrificato la loro vita per il loro padrone. La loro leggenda è rimasta intaccata sino ai nostri giorni. Questi ronin, per il popolo giapponese, sono esempio di massima lealtà, devozione ed eroismo.

Le storie dei Samurai sono bellissime. In particolare dei ronin, che potevano unirsi a chi meglio credevano, mettendo spesso in difficoltà anche i più potenti Samurai.


Erano mercenari, pirati, ma li vedo anche spinti da ideali più positivi (come nei 7 Samurai di Kurosawa alla difesa di un villaggio di contadini).
Insomma a quei tempi non si poteva stare proprio tranquilli con tutti questi scalmanati in giro!!!

La storia dei 47 ronin ci fa capire come l ‘importanza del Bushido (insieme di regole dei Samurai basate sull’onore) nella cultura giapponese odierna è alla base di tutti i loro comportamenti. Lealtà, onore, devozione e rispetto delle regole, hanno radice ben profonde.

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5 risposte a I 47 Ronin di Sengakuji

  1. Teo ha detto:

    Visto che non ci sono ancora commenti (nonostante siete numerosi), me lo auto mando per segnalare un libro sui 47 ronin

    La storia dei 47 ronin
    di Soulié de Morant

    Se avete tempo leggetelo!
    Un po’ di cultura orientale non fa certo male!

  2. Anonymous ha detto:

    della storia dei 47 ci ha pensato de Niro a raccontarcela in RONIN il film….(bello!)

  3. omarameo ha detto:

    Bello RONIN, ricordo solo che mi era piaciuto, perche’ come al solito i film non me li rcordo mai per intero una volta visti!!!
    L’ho visto, for the first time, in inglese nell’aula lingue del Politecnico!!!!
    Pero’ ad occhio e croce ricordo pochi samurai in giro, ma potrei sbagliarmi!?!?!?

  4. Teo ha detto:

    Io l’ho visto e in parte lo ricordo.
    Grandissimo film, ma mi sembra che non c’entra proprio nulla con la storia che ho riportato nel post!

  5. guinness ha detto:

    IL riferimento al film e’ a latere, il riferimento al dovere ( de niro) alla fedelta’ (Reno) ed alla ricerca del raggiungimento ineluttabile della missione e della volonta’ ferrea (Jumongi) emblematico e’ la figura del dottore che opera.
    Al di la della storia nel film e’ lo spirito che anima ciascun personaggio e ciascuno di noi, rsona e ci rende cio che siamo.

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