Ricordo che per la finale mondiale dell’Italia, proprio alla vigilia della partita decisi che dovevo ritornare assolutamente in patria per vederla. Così la mattina seguente presi il primo aereo (con Hiromi che mi seguiva con il “mattarello” mentre uscivo di casa) e arrivai giusto in tempo per la vittoria degli azzurri.
Le cose ora si sono invertite, la finale si trovava in Giappone ed io mi trovavo in Italia.
Come dice un mio caro amico, in entrambi i casi ho portato bene, però sarà dura
mantenerlo in futuro (almeno che l’associazione calcio italiana non decida di contribuire eh eh).

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Tutto bello dicevo, come scritto nel post precedente (che diventa in realtà questo, per non rendere troppo dispersivo il blog), ho pure incontrato i giocatori di sfuggita come si vede nella foto con Seedorf (simpatici e disponibilissimi su tutti proprio Seedorf, sarà l’aria del Giappone?).
Come ho fatto? Niente di trascendentale, diciamo che se sei un po’ deciso non è difficilissimo eludere i blocchi dei giapponesi dove non ci siano regole rigide e definite come all’ingresso di un Hotel (il solito italianaccio…e mentre io “sguazzavo” libero tra i giocatori, una folla di giapponesi stava assolutamente composta dietro i nastri rossi… cazzarola se m’impegnavo di più penso potevo firmare anche qualche autografo ah ah).

Tutto bello ma una delle mie la dovevo proprio combinare.

Festeggiare? Forse meglio di no!
Dopo la partita e festeggiamenti vari all’interno dello stadio, infreddolito come non mai, decido di rientrare a casa con Danilo (compagno di sventure venuto dall’Italia in questi giorni) e il papà di Hiromi (incredibile che all’uscita dello stadio le persone di servizio dicevano a tutti i tifosi arigatoo gozaimasu –grazie mille – con inchino, a questa mandria di balordi milanisti –me compreso eh eh- ve lo immaginate nei nostri stadi?).
Ad un certo punto, quando ormai lo stadio era alle spalle, sento i cori di un bel gruppo di tifosi davanti allo stadio, all’indirizzo dei benamati “cugini”.
Non resistendo all’impulso di unirmi, decido di tornare indietro da solo. Visto che la strada principale era molto intasata dalla gente che stava andando via, per far prima, decido di prende una secondaria semi deserta che aggirava lo stadio. Corro veloce (panza permettendo) per unirmi il più presto ai cori. Quando, appena girato un angolo in un vicolo semibuio, mi trovo davanti un gruppo molto folto di “persone a testa bassa”…. Chi saranno mai??

Ora vi chiedo, quale puo’ essere la cosa più disgraziata per un tifoso, oltre che vedere la propria squadra perdere una finale?!
Trovarsi improvvisamente IN MEZZO e DA SOLO, in una stradina semi deserta, NEGLI ULTRA’ DELLA SQUADRA AVVERSARIA che hanno PERSO la FINALE!
E si avete capito bene, stavo correndo come un scemo e improvvisamente mi trovo dentro a sto muro giallo blu di ultrà… che faccio? CONTINUO A CORRERE E ANCORA PIU’ FORTE!

Praticamente loro sono stati colti di sorpresa quanto me. Infatti la mia fortuna è stata che non mi sono fermato, ma sono passato diritto in mezzo a tutta velocità (ok ok si fa per dire eh eh). Mi ha salvato l’effetto domino: praticamente ora che alzavano la testa e si accorgevano che un “povero stupido milanista” era passato davanti a loro, diventava troppo tardi!
Ho solo preso di striscio un tamburo (quello che si è sentito per tutta la partita… che onore!) e qualche tentativo “velleitario” di prendere la mia sciarpa colorata ahimè rossonera (a dire il vero ho visto anche qualche mano aperta alzata sopra di me…fiuuu).

Fortuna vuole, che grazie a Kaka’, erano troppo depressi e stanchi per rincorrermi.

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Se volete, potete guardare qualche foto qui:
Finale a Tokyo