Dicembre 2007


“AH! Quella DONNACCIA!!”
Ieri Hiromi è arrivata con questa simpatica espressione dal lavoro.
Dopo essermi ripreso da un scoppio di ovvia ilarità, ho cercato di capire perché fosse tanto arrabbiata.

Come tutti ben sapete, la cultura giapponese è abbastanza rigida quando si tratta di far rispettare le regole.
Quando una regola è certa e ben definita non si scappa, non c’è “ma” e “se” che tenga.
Infatti è anche grazie a questo che c’è un organizzazione così impeccabile.
Ma il passaggio per elaborare regole efficienti e pratiche, non sempre è così semplice da queste parti. Rispettare le regole in un modo così ossessivo ti porta ad un alto rischio di perdersi nel classico “bicchier d’acqua” se ti capita qualcosa che non è stato ancora definito.
Noi italiani forse siamo fin troppo sbrigativi, che da un punto di vista può essere un vantaggio nel risolvere piccole problematiche varie che ci accadono improvvisamente, dall’altra parte ci rende vulnerabili ad un certa leggerezza e superficialità che a volte causa enormi disastri.

Quante ore in realtà?
I giapponesei lavorano così tanto? certo, ma molto TRANQUILLAMENTE (dalla serie con le “pantofole” in ufficio).
Forse un po’ presuntuosamente mi permetto di paragonare le 8 ore di lavoro di un giapponese alle 4 di un italiano che lavora bene e soprattutto onestamente, ma c’è un “MA”.
(Occhio! personalissima analisi)

Il lavoratore giapponese deve prevedere tutto. Se capita qualcosa di non previsto rimane bloccato e nella maggior parte dei casi deve chiedere ad una persona più ad alto livello per procedere e se questa non lo può fare a sua volta dovrà salire nella scala delle responsabilità.
Insomma un sistema sicuramente più laborioso ma che da delle certezze. Una solida base dove ognuno sa come comportarsi. Oltretutto ogni azione viene isolata, quindi nel caso si devono trovare delle responsabilità si sa perfettamente dove colpire.

L’italiano (che lavora) è in grado di reagire efficacemente e in tempi ristretti a qualcosa di non previsto. Ma la casistica di errori sale drasticamente. Purtroppo, se la situazione lavorativa non è ben organizzata, il tempo che in teoria guadagna lo riperde successivamente (in abbondanza), nel riordinare i disastri che crea per mancanza di precisione o affidabilità.
Oltretutto se si devono cercare eventuali responsabilità è più semplice, per chi vuol farla franca, far cadere tutto nella più totale confusione.

In Giappone più volte mi sono scontrato con il loro modo di pensare, sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni. Ma fa più sensazione quando è proprio una giapponese ad esserne sfinita.

Certificato per ANA
La compagnia dove lavora Hiromi (l’ANA) porta all’eccesso tutto questo, soprattutto nel mondo delle hostess, visto che in generale sono forse proprio le donne ad essere sul lavoro più soggette al perfezionismo.
E così ogni cosa diventa un pretesto per soffermare la propria attitudine nel rispetto ossessionato delle regole: il colletto è 3 centimetri troppo spostato a destra, il fiocco del grembiule è troppo stretto,devi sorridere in questo modo, la spilla dei capelli dev’essere più dritta e così via…
E così veniamo al punto: i capelli di Hiromi.

I capelli di Hiromi sono una vera tragedia da quando è in ANA.
Lei ha dei bellissimi capelli castani naturali che creano delle sfumature particolari, così particolari che in Giappone, le ragazze (solitamente hanno tutte capelli scuri omogenei e dritti) se li devono tingere per ottenerle. Lei no, ha questa “fortuna” di essere così al naturale. Ma non va bene per la sua compagnia, visto che nessuna hostess può avere i capelli tinti. Come fare quindi visto che lei NON li ha tinti?
Voi direte, basta dire che ha i capelli naturali ed è finita lì, tanto in Giappone sono tutti onesti e bravi che bisogno hanno di indagare ulteriormente? Con il CAVOLO. Deve portare un certificato che attesta che lei ha i capelli così dalla nascita. E ogni volta che cambia gruppo e di conseguenza capo deve dimostrare che i suoi capelli sono naturali. Beh quando capita lei ha il vantaggio, non trascurabile, di poter imprecare in italiano con tutta liberta (eh eh).
Sinceramente mi sarei aspettato che le chiedessero di tingerseli di nero, altrimenti i passeggeri potrebbero rimanere “offesi” nell’essere serviti da una presunta “tinta”.

A quanto pare Hiromi non “sclera” piu` da sola. Infatti parlando di questo post con lei, mi ha detto che ora tutte le sue colleghe – imitando lei quando qualche cliente o capo stressa – alzano gli occhi al cielo, agitano le mani su e giu` e dicono: “ma che du ball!”

Ricordo che per la finale mondiale dell’Italia, proprio alla vigilia della partita decisi che dovevo ritornare assolutamente in patria per vederla. Così la mattina seguente presi il primo aereo (con Hiromi che mi seguiva con il “mattarello” mentre uscivo di casa) e arrivai giusto in tempo per la vittoria degli azzurri.
Le cose ora si sono invertite, la finale si trovava in Giappone ed io mi trovavo in Italia.
Come dice un mio caro amico, in entrambi i casi ho portato bene, però sarà dura
mantenerlo in futuro (almeno che l’associazione calcio italiana non decida di contribuire eh eh).

img_4400.jpg

Tutto bello dicevo, come scritto nel post precedente (che diventa in realtà questo, per non rendere troppo dispersivo il blog), ho pure incontrato i giocatori di sfuggita come si vede nella foto con Seedorf (simpatici e disponibilissimi su tutti proprio Seedorf, sarà l’aria del Giappone?).
Come ho fatto? Niente di trascendentale, diciamo che se sei un po’ deciso non è difficilissimo eludere i blocchi dei giapponesi dove non ci siano regole rigide e definite come all’ingresso di un Hotel (il solito italianaccio…e mentre io “sguazzavo” libero tra i giocatori, una folla di giapponesi stava assolutamente composta dietro i nastri rossi… cazzarola se m’impegnavo di più penso potevo firmare anche qualche autografo ah ah).

Tutto bello ma una delle mie la dovevo proprio combinare.

Festeggiare? Forse meglio di no!
Dopo la partita e festeggiamenti vari all’interno dello stadio, infreddolito come non mai, decido di rientrare a casa con Danilo (compagno di sventure venuto dall’Italia in questi giorni) e il papà di Hiromi (incredibile che all’uscita dello stadio le persone di servizio dicevano a tutti i tifosi arigatoo gozaimasu –grazie mille – con inchino, a questa mandria di balordi milanisti –me compreso eh eh- ve lo immaginate nei nostri stadi?).
Ad un certo punto, quando ormai lo stadio era alle spalle, sento i cori di un bel gruppo di tifosi davanti allo stadio, all’indirizzo dei benamati “cugini”.
Non resistendo all’impulso di unirmi, decido di tornare indietro da solo. Visto che la strada principale era molto intasata dalla gente che stava andando via, per far prima, decido di prende una secondaria semi deserta che aggirava lo stadio. Corro veloce (panza permettendo) per unirmi il più presto ai cori. Quando, appena girato un angolo in un vicolo semibuio, mi trovo davanti un gruppo molto folto di “persone a testa bassa”…. Chi saranno mai??

Ora vi chiedo, quale puo’ essere la cosa più disgraziata per un tifoso, oltre che vedere la propria squadra perdere una finale?!
Trovarsi improvvisamente IN MEZZO e DA SOLO, in una stradina semi deserta, NEGLI ULTRA’ DELLA SQUADRA AVVERSARIA che hanno PERSO la FINALE!
E si avete capito bene, stavo correndo come un scemo e improvvisamente mi trovo dentro a sto muro giallo blu di ultrà… che faccio? CONTINUO A CORRERE E ANCORA PIU’ FORTE!

Praticamente loro sono stati colti di sorpresa quanto me. Infatti la mia fortuna è stata che non mi sono fermato, ma sono passato diritto in mezzo a tutta velocità (ok ok si fa per dire eh eh). Mi ha salvato l’effetto domino: praticamente ora che alzavano la testa e si accorgevano che un “povero stupido milanista” era passato davanti a loro, diventava troppo tardi!
Ho solo preso di striscio un tamburo (quello che si è sentito per tutta la partita… che onore!) e qualche tentativo “velleitario” di prendere la mia sciarpa colorata ahimè rossonera (a dire il vero ho visto anche qualche mano aperta alzata sopra di me…fiuuu).

Fortuna vuole, che grazie a Kaka’, erano troppo depressi e stanchi per rincorrermi.

seedorf2.jpg

Se volete, potete guardare qualche foto qui:
Finale a Tokyo

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