Sono una persona a cui spesso non piace stare al proprio posto, o meglio, a volte “stuzzica” più del dovuto, e questa “attitudine” è fatta apposta per chi si vuole cacciare nei guai.
Nella azienda dove lavoravo in Giappone, c’era il top manager assai atipico per essere un giapponese: era un mix tra Mike Tyson (per il viso ma soprattutto per la dimensione del collo) e King Kong (per la dimensione e basta).
Una persona sensata probabilmente lo avrebbe evitato come la peste. Ma io sono tutt’altro che una persona sensata.
Ricordo ancora la prima volta che me lo sono trovato di fronte: entra in ufficio tutto sudato con il fiatone, mi prende la mano e mi da una pacca sulla spalla che mi fa fare il miglior “inchino” della mia vita. Gli chiedo un po’ ingenuamente:“sicuro che sei giapponese?!”.
Sembrava tutto così grottesco: questa persona si presentava una volta ogni 15 giorni, radunando tutti e parlando di “forza”, “spirito di squadra”, “credere in se stessi” ed “essere vincenti”. E lo pagavano pure!
Un giorno arriva come sempre tutto bello pimpante, pieno di energia e in riunione (con tutto il personale di fronte), fa una proposta di marketing veramente interessante: i commerciali per poter vendere meglio i nuovi software, dovevano imparare a programmare. Questo per capire come sviluppare nuove implementazioni direttamente col cliente.
I commerciali sembravano più impauriti che arrabbiati e la cosa non mi stupiva più di tanto.
E’ vero, l’imponenza fisica, il modo di fare molto “all’americana” di questo top manager incuteva timore, ma di fronte ad una soluzione per me così “stravagante”, non sono riuscito a stare zitto. Quindi al termine della riunione alla classica frase “siete tutti d’accordo” mi sono permesso di prendere parola.
Non so esattamente cosa è successo, se per il mio concitato gesticolare, o un tono troppo sopra alle righe per i giapponesi, ma quando ho concluso la mia “esposizione” il silenzio era quasi tombale. Gli unici che sembravano essersi ripresi erano proprio quei “fetenti” dei commerciali, che “chissà” per quale motivo erano d’accordo con me. Ma c’era pure la capa che acconsentiva e questo probabilmente cambiava un po’ la storia.
King kong mi guarda diretto negli occhi e con una smorfia parecchio inquietante dice:” yeah good, very good, yeah, you are right”.
Vi chiederete cosa avrò mai detto? La cosa più semplice e sensata (capita) di sto mondo (forse del nostro mondo):
che con delle riunioni mirate, i commerciali dovevano semplicemente portare la loro esperienza esterna e comunicarla ai programmatori per trovare insieme la soluzione migliore. Che imparare un linguaggio di programmazione (anche se solo per farsi un idea) ci vuole parecchio tempo, e a mio modo di vedere i commerciali dovevano solo concentrarsi nel vendere (viste le enormi difficoltà) e a crearsi buoni rapporti con i clienti.
Resa dei conti
Sapevo che non l’avrei passata liscia.. la smorfia di King Kong era ben impressa nella mia testa. Siccome quella non era la prima volta che lo contraddicevo davanti a tutti, ero consapevole che mi avrebbe aspettato al varco.
Infatti, mister king kong alla cena successiva a quella riunione mi prende in un angolo e mi dice:
“I like your attitudine … Mi fa piacere che esprimi cio’ che pensi, dimostri personalità. Ma sai, io sono nato nel Bronx del Giappone nel peggior quartiere di Osaka, sono cresciuto lottando e facendomi un “culo” esagerato per uscire dalla cacca…” parlava con uno slang americano molto stretto, e questo lo rendeva ancora più grottesco. “I’m happy that you want to bring your experience… ma qui non funziona così, devi fare quello che dico io, quindi renditi conto che hai solo 3 possibilità:
Uno: te ne stai zitto e fai il tuo lavoro.
Due: parli ma sappi che mi farai incazzare parecchio.
Tre: se tanto ti piace dare consigli fatti la tua azienda fuori da qui.”
Beh, se sono ancora qui con voi è solo perchè ogni tanto un po’ di buon senso passa anche dalle mie parti eheh