Febbraio 2007


Post davvero mitico, da vero pazzo avevo deciso di sfidare due poliziotti giapponesi al dire il vero un po’ impacciati

Stavo tornando a casa con la mia biciclettina (anzi di Hiromi, dopo capirete il perché di questa precisazione), quando sul lato della strada una macchina della polizia si accosta facendomi segno di fermarmi.
Io ero sul marciapiede e tra noi c’era un muretto e una siepe che ci separava. La macchina della polizia si trovava su una strada a 3 corsie a senso unico, molto traffica. Sapendo che non potevano stare lì per molto tempo, li ho completamente ignorati. Ragione? beh da buon gaijin avevo appena attraverso uno, due..mmm.. tre.. insomma qualche semaforo di troppo con il rosso.

Infatti come pensavo i poliziotti sono costretti a muoversi, ed io li lascio andare intuendo però che mi avrebbero aspettato al primo incrocio.
Beh, penso: “facciamo retromarce!” Mentre mi giravo per ritornare sui miei passi mi accorgo che proprio di fianco c’era una stradina secondaria. Io mi trovavo sopra ad una specie di soprelevata lunga qualche centinaio di metri, quindi potevo vedere dall’alto la strategia dei due poliziotti. Infatti uno tornava indietro con la macchina per la stradina e l’altro mi veniva incontro sulla sopraelevata a piedi. Mmm.. che fo?

Con uno scatto deciso li avrei seminati. Infatti la vietta parallela sfociava nella strada a 3 corsie e la macchina della polizia non poteva certo venirmi a prendere in contromano o seguirmi sul marciapiede.

Penso: “se mi do alla fuga, che scriverò mai sul blog, visto che è un po’ di tempo che sono a digiuno??!”

Non ho mai avuto un incontro con la polizia giapponese in una situazione come questa! Buona occasione, quindi decido di affrontare il poliziotto a piedi. Nuovamente retromarce e mi avvio verso il memorabile incontro.

Verifica del “catorcio”
Il poliziotto stava venendo verso di me correndo con un torcia accesa in mano. Io vado bello deciso verso di lui e mi si piazza in mezzo alla strada gesticolando come se arrivasse un jumbo jet (non provate a fare battutacce, ho messo su qualche chilo ma non sino a questo punto). Mi fermo con un grande sorriso (in Italia magari pensano che li pigli per i fondelli, ma qui no, è meglio farlo) chiedendo che c’è che non andava.
Il poliziotto inizia a parlare ed io prendo tempo facendo finta di non capire (prima volevo comprendere bene che volessero). Purtroppo non era necessario fare finta, visto che non capivo proprio una mazza!

Mi indicano un numero che era sul telaio della bicicletta (nel frattempo era arrivato pure il tipo in macchina, un ciocciottello che a momenti si ribalta nel tentativo di scavalcare la siepe). Ah il numero! Pensano che ho rubato la bici!
In Giappone ogni bicicletta ha un numero sul telaio corrispondente al proprietario e questo viene registrato dalla polizia.
Caspita si fanno ste menate anche per un simile catorcio. Va beh, stiamo al gioco.
Dovete sapere inoltre, che quasi tutti i giapponesi lasciano la bici in mezzo alla strada anche di notte, chiusa solo da un affarino che va in mezzo ai raggi della ruota. Anche se è un gioco da ragazzi, quasi nessuno di loro oserebbe rubarle. Ma ci sono anche tanti stranieri malintenzionati, ed è normale routine per la polizia fermare i gaijin e controllare che non abbiamo rubato la bicicletta sui cui viaggiano.

Intanto i poliziotti iniziamo a chiedermi di chi è la bici, io naturalmente rispondo che è di Hiromi M., mia moglie. Loro controllano e con uno sguardo minaccioso mi dicono che il nome non corrisponde. Azz… Iniziano a farmi delle menate in giapponese. Del tipo che è un grave reato rubare la bici in Giappone.
Ma io non l’ho rubata! Replico. Cerco di spiegare che è la bici di mia moglie e che torno dal supermercato.
Loro insistono nel dirmi che in Giappone è un grave reato rubare la bici e il nome che gli ho detto non corrisponde al numero del telaio. Mmm.. dove sta l’inghippo? Sarà forse di una amica di Hiromi? Magari regalata? Che gli racconto ora?!
Ma no! Che stordito, il cognome! Hiromi ha comprato sto rottame quando non eravamo ancora sposati! Vediamo se con la nuova parola chiave funzia: Hiromi K.
Ecco! Di colpo i poliziotti cambiano aspetto, diventano tutti tranquilli e con un gran sorriso mi dicono che è tutto a posto e se ne vanno.

Mah! E i 4 incroci che ho attraversato con il rosso?!

La mattina la folla in Giappone è molto particolare.
Ordinata, rispettosa dello spazio altrui, silenziosa (non si sentono cellulari, ne persone parlare ad alta voce). Tutti concentrati nell’avviarsi verso il proprio luogo di lavoro.
In particolare nelle stazioni delle metropolitane si sente quasi solo il battere delle suole delle scarpe e le voci degli altoparlanti che segnalano l’arrivo dei treni.

All’interno dei vagoni, c’è chi dorme (anche in piedi se non c’è posto), chi usa il cellulare, chi legge quegli strani segnettini sui libri o sui giornali, chi ascolta musica, chi gioca con la consol gettonatissima della Nintendo e chi come me guarda tutto questo con estremo interesse.
E’ vero, i giapponesi sono particolarmente attenti e rispettosi dello spazio altrui. Appena ti sfiorano scatta subito un “sumimasen”(mi scusi) educatissimo.

Ma anche loro hanno un momento dove si possono lasciare andare. Infatti nelle ore di punta, la folla raggiunge un punto di rottura tale, che lo spazio altrui non può più essere “rispettato” e tutto va a farsi benedire. È a questo punto che il giapponese si lascia andare finalmente al gioioso e liberatorio sfogo del “POGO”.
Pogo? Si l’arte del POGARE tanto amata dai fan metal. In Giappone è consentito SOLO nelle stazioni dei treni negli orari di punta. Infatti anche il mio amico Valerio dice:” quando si aprono le porte del treno…non si guarda in faccia a nessuno…vecchi.. bambini…invalidi…e’una corsa per accaparrarsi il posto e schiacciare una mezz’oretta di sonno.”

Alcuni, magari i più piccoletti, li vedi proprio che si preparano e concentratissimi con il coltello tra i denti si buttano come kamikaze in mezzo alla ressa. Anche se poi soccombono miseramente inghiotti dalla folla trascinati chissà dove.

Purtroppo, per la parte femminile, nelle ore di punta non c’è solo il problema della folla. Infatti c’è chi se ne approfitta della confusione e la folla diventa un utile alleato per i maniaci della mano morta. Per risolvere questo problema su certe linee, hanno dovuto predisporre dei vagoni dedicati solo alle signore.

Una cosa che mi chiedo spesso è come fanno, in mezzo a tutto sto casino, ad avere le scarpe sempre così lucide?? Avranno mica inventato qualche strano meccanismo nascosto nelle scarpe??!
Dando nuovamente un’occhiata alle famosissime invenzioni giapponesi potrebbe anche starci un “tergiscarpe” nascosto nelle calzature!

08.03.2006 (ormai è passato quasi un anno da quel giorno. Ma da ora inizierete a capire come siamo arrivati a tutto questo)

“E il grande giorno è arrivato. La tensione è massima. Io cerco di non pensare a ciò che sto per affrontare, altrimenti è panico.
Ho appena lasciato l’Italia, il lavoro, gli amici, TUTTO. Una nuova avventura ha inizio, ma non ho neppure il tempo di ambientarmi, di capire dove sono finito, di pensare qualche giorno a cosa sto andando incontro.
Un tuffo diretto ‘nell’oceano’ in tempesta e so a malapena stare a galla…”

FotoHiromiTeoMatrimonio.jpg
Preparativi
Si parte, direzione centro di Hiroshima per il luogo della cerimonia.
Arrivati a destinazione mi portano subito a cambiarmi. Il Kimono mi aspetta.

Entro nel camerino e mi trovo nello stesso luogo della sposa. Strano, gli sposi non si devono mica vedere prima della cerimonia? Mah! Altre usanze..

Mi aiuta con il Kimono una signorotta molto simpatica. Io naturalmente sono impacciatissimo.

Io, manichino
La signorotta inizia a vestirmi. Mi gira e rigira, strattona, stringe, allarga e subito sbuffa in una espressione di stupore: “onaka ga ookiidesune… “ “ma che grande pancia che hai!” (E ci risiamo.. non bastava hiromi a ricordarmelo tutti i giorni!).

Indossare un kimono non è assolutamente semplice. La signora è pensierosa, “come si fa a nascondere sta pancia?” Quindi prende degli asciugamani e m’imbottisce per creare la forma piu’ corretta possibile per un kimono. Ma la cosa piu’ complicata è indossare quelle cavolo di zoccolette infradito. Non ne vogliono sapere di entrare.

Finito di vestirmi, la signora simpatica mi guarda con una faccia abbastanza schifata. Evidentemente non sono all’altezza per portare un Kimono (mentre Hiromi era talmente bella che lo staff stesso continuava a fotografarla). Così mi rifila una botta sulla schiena per rimanere eretto, due calci sui piedi per farli stare larghi (in Giappone solo le donne hanno i piedi che vanno verso l’interno, quindi sono assolutamente da evitare) e una botta sul sedere perché non capivo che aveva finito e potevo andare!

Lezioni di falcata
Non basta indossare il kimono, lo devi anche ‘saper portare’ nel modo corretto e la camminata è molto importante. Così la signorotta sbuffa ancora e appena visto il mio modo assolutamente inadatto di camminare, m’ impartisce lezioni di comportamento.
Passo largo e deciso (un po’ come pattinare ma senza strisciare i piedi). Testa alta, panza all’infuori (beh per questo non c’è problema), mani sui fianchi.
Deciso. Devo essere deciso e portare il Kimono come il più fiero dei samurai (meno male che mi sono visto qualche film di Kurosawa altrimenti sarebbe stato un vero disastro!).
Alla fine da “io, manichino”, per il mio modo buffo di camminare mi trasformo in “io, robot”.

Siamo pronti. Si entra in scena…
(continua…)

Ps. il disegno è opera del fratello di Hiromi
ps2. in basso a destra trovate il link dove poter guardare le foto del matrimonio.

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