Settembre 2006


images.jpgSettimana scorsa sono arrivati degli studenti liceali tutti belli “impacchettati” con le loro giacche e cravatte.
Li abituano molto presto ad indossare abiti formali.

Sono qui per farsi un’ idea di cosa li aspetta nel mondo del lavoro.
Devo dire che sono già molto professionali. Tutti muniti di agenda e già con l’idea in testa di come si devono comportare.

La prima cosa che gli hanno fatto fare sono stati i fatidici “biglietti da visita”.
L’importanza del “presentarsi bene” come sapete è fondamentale qui in Giappone e il biglietto da visita è il primo passo verso le nuove relazioni, quindi è molto importante.
Non solo il biglietto da visita, ma è molto importante anche il saluto giapponese: l’inchino.
Quindi “la capa” ha dato una bella lezione di inchini. Beh naturalmente io mi sono buttato a capofitto :-)

Ho scoperto che non basta piegarsi alla “belle e meglio” (come faccio io solitamente, mezzo storto, con frequenza molto alta tanto che sembro un picchio impazzito).
L’inchino dev’essere deciso e il collo non si deve piegare ma solo la schiena. Le mani rigorosamente lungo i fianchi.

Tra un inchino e l’altro devi porgere il biglietto da visita bello visibile tenendolo tra le due mani.

Non esiste il “TOH BECCATI STO COSO”. :-D

Periodo dei famosi Meeting dell’azienda rivenditrice di Gestionali. Così ogni tanto mi capitava di dovermi confrontare con la dura realtà di Tokyo sul lavoro…

Giovedì siamo andati ad un meeting con l’azienda che ha creato il gestionale ERP che vendiamo (ehm, vendono).

Si doveva decidere la strategia di vendita per acquisire un nuovo cliente (per loro molto importante).

Arriviamo alle ore 18.00 ci presentiamo e parliamo un pochettino del più e del meno (sono sempre molto interessati all’Italia). Tutti molto gentili.
Ho sparato le solite boiate (bisogna sempre farsi riconoscere) e alle 19.00 (dopo un’ora di caxxeggio) inizia il “PRE” meeting. Che è? niente preparano la discussione che avverrà nel meeting ufficiale (non potevano farlo prima?). Inizio ad intuire che sarà grigia la situazione, perchè ci sono tutti i presupposti per tornare a casa molto tardi… (e mangiare?? Niente?)

Dopo un’ora e mezza buttate letteralmente al vento, (per quello che potevo capire non si è parlato quasi di nulla ) inizia il meeting: ore 20.30.
Il mio pancino inizia a protestare vivacemente.

Il fatto che mi ha veramente lasciato perplesso è che tutti arrivavano come se si dovesse andare ad una festa, tutti felici contenti: “e vai che si fa sto meeting!!!”

Ore 21.30: inizio a sprofondare nella sedia… e lancio “occhiatacce” smorzate da un sorriso stretto tra i denti in ogni direzione….

Ore 22.00: tra risate generali decidono di vedere un’ altra presentazione. Nessuno che da segni di cedimento, tutti che sembrano contenti di quello che fanno.

Ore 22.15: qualcuno intuisce che non sono giapponese.

ore 22.30: Il responsabile o il direttore e chialtro sia, finalmente dice in inglese: “non facciamoci riconoscere subito, forse è ora di tornare a casa!”

Forse?!

……..

Premetto, persone simpaticissime, ma su certe cose proprio di un’altra cultura. Dove lavoravo in Italia capitava anche di fare 16 ore in un solo giorno. Ma erano casi eccezionali, diciamo che almeno in parte cercavi di evitarli e qualcosa sotto i denti riuscivi sempre a mettere.

In questo caso non sembrava così necessario stare sino a quell’ora. Sembra che non pensano minimamente al tempo, “a quando”.
Insomma basta organizzarsi e il meeting si puo’ fare entro un orario decente.

Tornando a casa (22.30 circa) sembra di essere all’orario di punta. Tantissima gente che torna a casa dal lavoro, tutti con le loro valigette. Tanti si addormentano in treno, altri chiacchierano “soddisfatti” con i colleghi.

Mi sono informato con la mia insegnate di giapponese. Mi ha detto che la situazione rispetto 10 anni fa è migliorata tantissimo. Prima l’orario di punta era veramente dalle 22 alle 23. Ora si va ad ondate, ma solitamente il rientro di massa è intorno alle 18.30 – 19.00 (piu’ meno come da noi).

Parlando con il direttore di quella azienda (gli ho chiesto se fosse normale per loro rientrare così tardi) mi ha fatto notare che a Tokyo sono pazzi per lavoro, ma se fosse per lui tornerebbe a casa sempre alle 18.00 (all’immortacci sua!).

Testimonianze
Valerio (Terr1inJap1) Dice:
ti capisco vecchio mio, io credo che per molti giapponesi il lavoro sostituisca la famiglia, gli amici e altri valori che per noi italiani sono fondamentali.

A volte ho l’impressione che tutti questi meeting non servano a nulla ma facciano parte di quella serie di regole della cultura giapponese che tutti accettano passivamente.

I capi mi hanno ancora portato fuori a mangiare (e a bere). Inizio a capire cosa provano i poveri impiegati giapponesi e le rispettive mogli, quanta pazienza hanno.
Hiromi invece sembra tranquilla nonostante torno a casa molto tardi, non si meraviglia per nulla, anzi sorride e dice:”cena con i capi eh eh”
Pazzesco anche lei capisce quanto è difficile rifiutarsi. Devo dire che nella nostra azienda è un po’ differente, qualcuno non si fa tanti scrupoli e spesso declina l’impegno. Mi sa che in futuro ci dovrò pensare pure io, per ora va bene visto che la curiosità delle cose che mi capitano è ancora molta!

Ah, ricordate quando lavoravo al ristorante??!
Altrimenti cliccate su “vita in un ristorante giapponese”

Ecco, ora ho compreso perfettamente la parte dello sfigato. Infatti mi è toccato prendere per ultimo l’Oshibori(la famosa salviettina che serve per lavarsi le mani).
Devo far notare che il cameriere è stato anche lui in difficoltà nel capire l’ordine con cui servirlo. Probabilmente non si aspettava una donna capo, infatti insisteva per darlo al manager più anziano che immediatamente ha declinato l’invito. Mentre non c’è stato il minimo dubbio su chi fosse lo sfigato di turno ;-)

Nel frattempo i nodi stanno arrivando al pettine…. la situazione è sempre più complicata

Ps. tutti i post vecchi sono senza foto e quindi protrebbero essere un po’ sfasati. Nel week-end vedro’ di ricaricarle.

Tra mille preoccupazioni dovute al nuovo impiego, cercavo di trovare un po’ di tranquillità nella preparazione del Bento: il pranzo al sacco giapponese.

20070829bento1.jpg

Ma chi è Tom Cruise?!
Altro che Mission impossible, vorrei vedere lui in questa situazione!

Come diavolo farò a fare il primo programma che mi affibbieranno?
Sara’ gia’ un impresa capire che vorranno. Dopodiché sarà un impresa capire che dovrò fare. Dopodiché (diché diché) sarà un impresa farlo…

Dovrò creare un bel newsgroup: “Salvate Teo Banzai!” e radunare tutti i programmatori disponibili dei blog!

Stamattina mi sono preparato il lunch box da portare al lavoro. Solitamente ci pensa la mia cara mogliettina (quando l’umore lo permette, altrimenti lo vedo passare fuori dalla finestra), oppure lo compro in uno dei tanti negozietti che ci sono nei dintorni. Questa stamattina, però, ho deciso di cimentarmi da solo con il mitico Bento.

Beh, la cucina non è esplosa è questo è già un bel risultato. Ero in grande ritardo e allora dovevo fare un po’ di cose contemporaneamente… che pericolo!
Potete immaginarmi facilmente: un incrocio tra Jerry Louis e Paolo Villaggio ed oggi pomeriggio torna a casa Hiromi e non è nel “massimo” dell’ordine e della pulizia (..ahi ahi ahi..).

E’ carino preparare il bento, riempire tutti gli spaziettini con tante cosine differenti. Pesce, polpettine, tante verdurine, tutte piccoline messe ordinatamente e naturalmente uno bello spazio per il riso, che non deve mancare mai (ricordo che è come il pane per noi).

Dovete considerare, che a differenza della nostra cucina dove arriva primo, secondo, frutta, dolce, tutto in sequenza, in Giappone solitamente si serve tutto insieme. Quindi la tavola, prima di iniziare a mangiare, si trova preparata di tutto il necessario.
Ovviamente la stessa filosofia viene applicata anche al loro pranzo al sacco, così nella loro scatolina mettono dentro tutto il necessario in piccolissime dosi. Ed è proprio bello da vedere! (purtroppo non ho una foto di un Bento di Hiromi. La foto che vedete presa da internet non rende giustizia al Bento della mia mogliettina!)
La cosa che proprio però non riesco a sopportare nel Bento è “l’umeboshi”, una pallina rossastra che ha un sapore asprissimo. Hiromi sapendolo (solita sadica) me la nasconde sempre nel riso e quando la trovo non è certo una bella sorpresa.

Devo dire che solitamente tutti gli impiegati giapponesi nella pausa pranzo si servono dei negozietti che trovano intorno agli uffici, dove hanno la possibilità di avere il loro bento già pronto ad un costo onesto.

Ho notato una cosa stamattina mentre mi recavo in ufficio:
nel caos IL GRANDE SILENZIO.
Tanta gente che si reca al posto di lavoro senza fiatare. Tutti in fila, tutti ordinati, senza aprire bocca.

Testimonianze
by sere:
non so perchè ma mi ricordi tanto Woody Allen in”il dittatore dello stato libero di Bananas”!Lost in Japan…della serie “io non so che ci faccio qui e che devo fare,ma per qualche strano motivo gli altri lo sanno benissimo!”

angioletto79:
“Tanta gente che si reca al posto di lavoro senza fiatare. Tutti in fila, tutti ordinati, senza aprire bocca.”

Magari fosse così anche da noi!!!!! Io al lavoro ci vado in macchina … è un delirio pure … sorpassi a destra, sinistra … meno male che ancora non lo fanno sotto e sopra la macchina ;-)

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Era il periodo delle grandi cene. Io, invece di fare il buon dipendete sottomesso alle gerarchie aziendali, mi lanciavo irriverente in sfide memorabili a base di alcol.

Raga sono completamente in aria… quindi non badate tanto a cio’ che scrivo…
Stasera prima cena aziendale. Il capo anziano “mascolo” ha provato a sfidarmi.. sul campo della BIRRA!!!
ah ah ah ah… Birra… dopo circa 15 anni di duri allenamenti sulle spalle sapevo di andare in scioltezza. Devo dire che non è stato così semplice, a quanto pare sapeva il fatto suo! Solo alla sesta “mezza” ha ceduto ed è tornato a casa barcollando sulle sue gambe eh eh (se fosse stato sakè però sarebbero stati arcicaxxi!!!!)

Beh dai mi sono fatto rispettare.. almeno penso.. aiuto barcollo!
Ma qualcosa mi dice che dovevo comportarmi in un altro modo… ma grande capo o no, sulla birra non si scherza!

Mi hanno detto che mi buttano in un nuovo progetto che quasi non conoscono neppure loro (erano proprio ubriachi eh eh).

e che devo fare?????!
mah…

Continuo a fare l’italiano che si butta in tutto quello che trova senza farsi troppe domande (che ti creano solo confusione) e che con una birra (a dire il vero 6) risolvono la maggior parte dei problemi! W la birra!

non so il giapponese, non so il C++, non so il prodotto che dovrò gestire, non so una mazza di nulla, ma per ora sono entusiasti di me! Italiani… che strana razza…. yuuu!

vado a nanna! sempre se riesco a trovare il letto….AH! ma qui non abbiamo il letto. Futon.. che cos’è? ma non so … qualcosa che sicuramente rischia di spaccarti la schiena quando sei ubriaco e ti butti pensando ci sia un letto!

ma adesso dormirei anche in stazione…. come in uno dei tanti interrail.

Testimonianze
By Kendalen
Gustoso assai, questo racconto. Non ho potuto reprimere un moto di patrio orgoglio nel leggere della tua alcolica vittoria sul capo… Grande Teo!
Però mi sa che la prossima volta non ti basteranno 6 birre… Dovrai allenarti un po’… Sempre che Hiromi te lo consenta!

By Gidi
L’acqua fa male, la birra fa cantare!
:-) )))))))))))))

Ecco un’altra voce da aggiungere al tuo curriculum vitae ;-)
te capi? :-) )))))))))))))))

Have fun

 

Primi giorni in ufficio a Tokyo!Lunedì mi hanno fatto aprire il conto in banca con un solo yen!
(Piu o meno lo stipendio che mi meriterei in questo momento…)


Mi hanno fatto aprire subito il conto per depositare lo stipendio. Ma quale stipendio?
Mi pagano per stare di fronte ad un pc con un gran punto interrogativo in testa?
(e che me frega? giusto?)
Per ora si studia.. vediamo che succederà tra una settimanella… ma il c++ è proprio tosto.

Aprire il conto in banca e stata la cosa piu divertente (ah! qui è gratis). Infatti continuavo a sbagliare la compilazione dei vari moduli. Era tutto scritto in giappo e la signorina non spiaccicava una parola d’inglese. Gentilmente me ne avrà passati sei o sette senza fare una piega (in Italia quelli errati me li avrebbero fatti mangiare). Alla fine di un interminabile ciclo, ho capito che non dovevo mettere i puntini sulla “i” del mio cognome!! Leggermente fiscaliniiiiiii…..

In ufficio c’è una calma quasi surreale. Tutti parlano gentilmente, senza alzare mai la voce (aspettate che mi ambiento un pochino… ).
Il telefono squilla in rari casi. Mah, i clienti?! Mi hanno detto che l’assistenza la fanno via mail o si recano immediatamente sul posto.
Gli spazi naturalmente sono ristrettissimi. Tutti vicini, tutti insieme. A volte si ride e si scherza, ma sempre lavorando. Almeno penso. Ogni tanto mi chiedo che fanno realmente e cerco di sbirciare suoi loro pc.. lavorano o fanno finta?!
Beh, a dire il vero se il capo se ne va, sempre senza dire nulla, si fanno anche gli affari loro. Ho beccato, il “forse” futuro collega, che si faceva una bella partitella ad un gioco di Golf!

Il capo è una signora estremamente gentile. Non ti mette sotto pressione, ma ti fa capire cosa devi fare e se non lo fai immagino son caxxi…

Ah, una cosa molto strana per le nostre parti: prima di iniziare a lavorare in una nuova azienda devi far firmare un foglio a qualcuno che ti fa da garante. Nel caso scappi e rubi o rompi qualcosa.. Hiromi mi ha detto che è la prassi, anche lei ha dovuto farlo per lavorare in ANA. In un primo momento, quando me lo hanno proposto, mi stavo offendendo (va beh che non italiani abbiamo sta brutta fama….) e quasi quasi li volevo piantare lì. Poi il responsabile mi ha fatto intendere che Hiromi avrebbe capito visto che in Giappone si fa così.
MAH! che dire?!

Ogni tanto avrei voglia di urlareeeeeeeeeeee e di fare un po’ di macello…. troppo silenzio… troppa calma… sarà tutta vera?!

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